lunedì 1 dicembre 2014

La follia del maratoneta

Le continue e drammatiche vicende che alimentano il podismo nostrano, non ultima la scomparsa del 38enne ieri a Firenze durante la maratona, mi hanno portato a riflettere sul 'variopinto' mondo amatoriale.

L'esasperata e continua ricerca di superare ogni limite umano, fenomeno accentuato nei podisti amatori, non curanti delle conseguenze che tale scelta comporta, rispecchia il livello etico dell'attuale società. La volontà di superare l'avversario di turno ad ogni costo, con ogni mezzo possibile (leggasi pratiche dopanti) è figlia del modello distorto della realtà che ogni giorno ci propinano nelle diverse situazioni.

La questione più spinosa riguarda il correre la maratona. Ormai è diventata di moda, tra molti amatori, correrla ogni settimana, come fosse una prescrizione medica. In aggiunta, ogni giorno nei vari forum, blog e social network sono in atto sfide su chi ha portato a termine più maratone durante il mese, per fregiarsi della nomina di 'supermaratoneta'.
Esiste anche un'altra categoria di podisti che corrono contro tutte le leggi psico-fisiche per abbattere muri o muraglioni, anche solamente per un decimo di secondo. Tali atleti se non riescono a centrare l'obiettivo nella gara prefissata, tentano l'impresa nella successiva 42 km, fino al completo sfinimento che li porta, nella peggiore delle ipotesi, all'infortunio. Ma perchè non si domandano come mai i professionisti corrono solamente 1/2 maratone l'anno?

15 commenti:

Andrea Mancanelli ha detto...

Grazie Marco di questo tuo post, oggi più che mai di attualità e molto, molto interessante e utile. Ne condivido parola per parola e ritengo che sarebbe da stampare e rileggere ogni qualvolta fa capolino la voglia di strafare. Quanto all'argomento doping... porcheria, veleno, distruzione, morte.

Marco SANTOZZI ha detto...

Grazie Andrea per il sostegno. Come giustamente mi fai notare l'argomento è di estrema importanza ed attualità. Infatti il podismo deve essere inteso come un'attività salutare e non possiamo confonderlo con masochismo ed esasperazione. Ma purtroppo oggi ben pochi riescono a cogliere il senso delle mie parole.

Mario Ricci ha detto...

Ciao Marco, certo che hai ragione. Ne hai da vendere! Dicevano gli antichi "...daie e rdaiie la cipall dvent ajje..." Questo vecchio adagio vale anche ( e soprattutto) per noi tapascioni, che di mestiere facciamo altre cose e non siamo runners professionisti. Il correre tante maratone alla fine ci logorerà! Non si scherza con queste cose. Per noi correre è tutto. Non potremmo sopportare il fatto di non vivere le emozioni, le sensazioni e il benessere che ci da la corsa. Eppure, l'adrenalina e la sfida con noi stessi (e con gli altri) ci porta a sbagliare. Io per primo ho sbagliato, sbaglio e tornerò a farlo. Marco, credimi, la ragione è dalla tua parte, ma capisco chi vuole vivere l'emozione delle proprie sfide. Certo che, se poi uno si infortuna, non può che imprecare contro se stesso.

Marco SANTOZZI ha detto...

Caro Mario, condivido in parte il tuo commento. Conosco bene le emozioni e sensazioni che trasmettono una maratona, ma non condivido l'accanimento, la fissazione e l'espasperazione che induce alcune persone a correre contro ogni logica. Cosi facendo si perde di vista l'aspetto salutare dell'attività sportiva, trascurando aspetti della vita ben più importanti.
Mi fermo qui perchè mi sto addentrando in altri contesti che esulano dal blog.

Marius ha detto...

È un piacere leggerTi Marco, tocchi 'corde' a me note.
Siamo passati dai quindici minuti di celebrità di Warhol alle quattro ore nella maratona, quattro volte al mese. Se lo Sport è salute (anche mentale), questa roba cos'è?

a hug

marius

Uomo che corre ha detto...

Condivido il messaggio, anche se resterei cauto sul concludere che queta tragedia sia figlia del doping. Per molta gente, la corsa e' l'unica cosa che dia senso alla vita, sicche' finisce per occupare uno spazio troppo grande nelle prorita' di una persona. Se uno arriva a correre una maratona ogni mese, e' chiaro che non abbia molto altro da fare (o da amare) oltre la corsa. Insomma io non sarei cosi' severo con lo specifico individuo (specialmente quel poveretto di Firenze, che ha pagato un prezzo altissimo). Penso che la corsa praticata in maniera spasmodica riveli la mancanza di solide basi nela vita (lavoro, una famiglia stabile, ecc.) - un problema che qualcuno chiamerebbe "alienazione".
Quindi, e' senz'altro vero che molti amatori hanno un approccio estremista (e poco "amatore") alla corsa - ma la spiegazione del perche' facciano cosi', a volte, va al di la' del semplice (e' un po' infantile) desiderio di vincere.

Marco SANTOZZI ha detto...

Marius grazie per le belle parole e ti ringrazio per il passaggio da queste parti. In riferimento alla tua domanda-riflessione sarebbe opportuno chiedere la risposta ai diretti interessati.
Un saluto,
Marco

Marco SANTOZZI ha detto...

Benvenuto nel mio blog 'Uomo che corre'. Gradirei essere a conoscenza della tua identità, che magari mi svelerai nel prossimo commento. In riferimento al tuo contributo mi soffermo su alcuni punti salineti:
- non ho mai concluso che la morte del podista sia da collegare al doping, forse ti sei confuso.
- affermi che molti podisti non hanno nulla da fare e si cimentano quindi nel correre una maratona a settimana; ti posso assicurare che conosco molti amatori che sono super impegnati con un lavoro stabile e hanno una famiglia, ma arrivano a trascurare questi aspetti per l'amato-odiato podismo. Non parliamo di persone alienate, ma professionisti del lavoro.
- nell'ultima frase dici del vero e sicuramente la spiegazione va al di là della semplice brama di vittoria. Di professione faccio lo psicologo, quindi vai a solleticarmi in terreni ben conosciuti; ma il mio post non vuole assolutamente risolvere le questioni spinose del mondo amatoriale. Vorrei solamente porre all'attenzione dei lettori una questione di estrema attualità, che non ha nulla a che vedere con lo Sport; se poi riesco a risvegliare qualche coscienza sopita ben venga. Spero di esser stato esaustivo.
Un saluto,
Marco

Uomo che corre ha detto...

Ciao Marco, grazie per la tua risposta. Anch'io ho conosciuto molti sedicenti amatori, che finiscono col trascurare la famiglia per la corsa. Riguardo la mia identita' segreta, mi chiamo Piero Moraro e negli anni '90 correvo con l'USA Sporting Club Avezzano. Poi la vita mi ha portato assai lontano dall'Appennino abruzzese, ma l'amore per l'atletica non e' mai svanito.
Alla prossima.

Marco SANTOZZI ha detto...

Piacere Paolo,
alla prossima allora.
Marco

Uomo che corre ha detto...

Piero ;)

Andrea87 ha detto...

Quotone! Pensa che corro da 4 anni e non ne ho ancora corsa una.. Spesso, dopo aver realizzato i propri limiti sulle distanze più brevi, si allunga fino alla maratona ed oltre per apparire dei "supereroi" agli occhi di amici e parenti (che poco sanno di corsa.. e che vengono colpiti essenzialmente dalla distanza percorsa..) . "Salvo" solo che lo fa per puro godimento o per conoscere nuovi posti.. il resto non gode della mia simpatia.

IlCorsaro ha detto...

uomo che corre,
oddio... trascurare la moglie per la corsa non è che sia poi un'idea così cattiva...
battuta per sdrammatizzare eh :)

Marco SANTOZZI ha detto...

Scusami Piero. A posteriori sono onorato del tuo commento ;)

roberto ha detto...

Grande Marco ... tutto vero ció che dici. È un piacere leggerti

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